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giovedì, 12 giugno 2008

Il "pacifismo"armato del Dalai Lama e l'iniziativa "disinteressata" del consigliere nazionale Accademia  Kronos  Alberto  Giuffrè.
                                                                                                                                                                                                        
Sul Tibet e la Cina la qualità dell'informazione è la più scadente che si possa immaginare, una sorta di trasch Hollywoodiana all'amatriciana. Per cercare di rimediare almeno in minima parte a questa abissale ignoranza propongo una serena rilettura di un testo ripescato dalla rete. Poi ognuno faccia le valutazioni che crede. L'articolo che segue è stato scritto dalla celebre sinologa Enrica Colotti Pischel, scomparsa nel 2oo3.

La notizia della fuga dalla Cina del giovanissimo Lama Ugyen Trynley Dorje, terza autorità nella gerarchia delle reincarnazioni del buddhismo tibetano è stata ritenuta molto ghiotta dai giornali italiani e viene considerata un grave scacco per il governo cinese che non sarebbe riuscito ad impedire, nonostante il proprio apparato militare. Quest'interpretazione ignora che i cinesi non hanno mai fatto nulla per fermare la fuga dei rappresentanti politici e religiosi tibetani dalla Cina: nel 1959 l'intera classe dirigente tibetana, con alla testa il Dalai Lama, si allontanò da Lhasa con una lunga fuga a piedi, nonostante il pattugliamento degli aerei da combattimento cinesi. Fa parte della politica delle autorità cinesi il pensare che gli avversari è sempre meglio tenerli fuori del paese che dentro, meglio lontani dagli adepti che vicini. Se poi le circostanze equivoche di quest'ultimo episodio -cioè la mancata condanna di Pechino- possono far pensare a ipotesi di contatti con il Dalai Lama e di trattative di conciliazione, è difficile a dirlo ora. Certamente il fatto che la grande organizzazione propagandistica che gli Stati Uniti (ma anche in Europa e nello stesso nostro scafato e realistico paese) sostiene la causa dell'indipendenza tibetana si sia battuta sull'episodio, non rende certo facile l'intesa: i cinesi sanno fare molto bene i compromessi e sono disposti a chiuderli quando siano convenienti. Ma ritengo che debbano essere cercati e raggiunti con la massima discrezione e comunque al di fuori di pressioni che li possano far apparire come una resa a pressioni straniere. E non dimentichiamo che "straniero" per l'intera Asia orientale nell'ultimo secolo e mezzo ha significato umiliazione e asservimento: di essa fece parte anche il tentativo più volte condotto di staccare il Tibet dalla Cina.      

Il più povero   

Molte cose dovrebbero essere dette a proposito del mito del Tibet che ha preso piede, anche nei ranghi della sinistra. Dal cinematografico Shangri-la, fuori del tempo, dello spazio e del clima, alle ovvie seduzioni di turismo "estremo", dalle tendenze a vedere esempi validi di civiltà rimaste primitive e tagliate fuori dal processo della storia, alla sistematica disinformazione diffusa da potenti mezzi mediatici statunitensi e al fascino che sugli occidentali delusi esercitano le religioni e le ideologie esoteriche, tutto confluito in un'affabulazione della quale sono vittime in primo luogo proprio i tibetani. Certamente sono uno dei popoli più poveri del mondo, esposti a molteplici forme di oppressione: tra esse quella cinese è stata con ogni probabilità meno gravosa di quella esercitata dai monaci e dagli aristocratici, dei quali i pastori e i contadini erano fino al 1959 "
schiavi
", nel senso letterale del termine, in quanto sottoposti al diritto di vita e di morte dei loro padroni. Che poi tutti, ma con ben diverso vantaggio, trovassero conforto nel ricorso a una delle forme più degradate del buddhismo (il buddhismo tantrico tibetano popolato di fantasmi e di incantesimi ha ben poco a che vedere con la meditazione intellettuale e la creatività artistica dello Zen), si può anche comprenderlo. Per fare un minimo di chiarezza è necessario comunque precisare alcune cose. Il Tibet non è stato "conquistato dalla Cina comunista nel 195o": dopo precedenti più discontinui rapporti, fu conquistato dall'impero cinese nella prima metà del secolo XVIII e da allora è stato considerato parte dello Stato cinese da tutti i governi della Cina (in cinese "Stato di Centro") è stato ed è uno Stato multietnico nel quale è in corso da millenni un processo di trasferimenti di gruppi etnici e soprattutto di fusione dei gruppi periferici entro quello più importante, che rappresenta nove decimi dei cinesi ed è sempre stato capace di offrire ai suoi membri una maggiore prosperità e i benefici di una cultura più concreta. Mettere in discussione la natura multietnica della civiltà e dello Stato cinese significherebbe mettere in moto la più spaventosa catastrofe degli ultimi secoli. Quella praticata in Cina non è mai stata una politica di "pulizia etnica", bensì di fusione entro un insieme non etnico ma contraddistinto da una comune cultura e da comuni pratiche produttive. E' vero che i tibetani per ragioni geografiche sono, entro lo "Stato del Centro", il gruppo più lontano dalla comune cultura, però da 250 anni sono stati sempre governati da funzionari cinesi nominati dal governo centrale: giuridicamente e istituzionalmente ciò ha un senso. Gli inglesi, all'apice del loro potere sull'India all'inizio del XX secolo intrapresero, tuttavia, una serie di manovre per staccare il Tibet dalla Cina e porlo sotto la loro influenza, giungendo nel 1913, a convocare una conferenza a Simla nella quale le autorità tibetane cedettero vasti territori all'India britannica. Nessun governo cinese ha mai accettato la validità di quella conferenza. Nel periodo precedente al 1949 il governo del Guomindang considerava il Tibet a pieno diritto, parte del proprio territorio, tanto che durante la Seconda Guerra Mondiale concedeva il diritto di sorvolo agli aerei alleati. 

Il ruolo della CIA

Non ha alcun senso dire che la Cina conquistò il Tibet nel 1950; nel 1950 le forze di Mao completarono in Tibet il controllo sul territorio cinese; Nel 1951 fu raggiunto un accordo con il Dalai Lama per la concessione di un regime di autonomia. Verso il 1957, nel pieno dell'assedio statunitense alla Cina, i servizi segreti inglesi e americani fomentarono una rivolta dei gruppi di tibetani arroccati sulle montagne delle  regioni cinesi del Sichuan e dello Yunann, lungo la strada che dalla Cina porta al Tibet. I cinesi repressero certamente la rivolta con pugno di ferro: nelle circostanze internazionali nelle quali si trovavano e nel loro contesto etnico non era razionale pensare che si comportassero diversamente. Alla fine del 1958 i servizi segreti inglesi annunciarono che nel 1959, la rivolta si sarebbe trasferita a Lhasa e avrebbe cercato l'appoggio del Dalai Lama. Ed è infatti ciò che avvenne: sullo sfondo della rivolta, il Dalai Lama dichiarò decaduto l'accordo per il regime autonomo e fuggì con la maggioranza della classe dirigente tibetana in India , dove costituì un proprio governo in esilio e il proprio centro di propaganda. Nessun governo al mondo ha riconosciuto questa compagine. Recentemente la CIA ha ammesso di avere finanziato tutta l'operazione della rivolta tibetana.

Pechino: autonomia no

Dopo il 1959 il governo cinese spossessò monasteri e aristocratici e "liberò gli schiavi", iniziando una politica di modernizzazione forzosa (vaccinazioni, costruzione di opere pubbliche) e la formazione di una classe dirigente locale, figlia di schiavi, sottoposta a un bombardamento educativo razionalista ed antireligioso. Furono questi giovani che durante la rivoluzione culturale distrussero templi e monasteri. Dopo la morte di Mao, i governanti cinesi hanno cercato di ristabilire i rapporti con i tibetani, migliorando le sorti economiche dell'altopiano ma importando anche gran numero di cinesi, non solo militari. Hanno trattato indirettamente con il Dalai Lama, che -politico asiatico molto scaltro- non chiede l'indipendenza, ma una più o meno larga autonomia: Pechino non ha mai tuttavia voluto concedere un reale autogoverno, che aprirebbe rischi di secessione e metterebbe in discussione tutti i rapporti etnici del vasto paese. Alle spalle del Dalai Lama si è sviluppato, intanto, un vasto insieme di interessi della classe dirigente tibetana che oramai è nata all'estero e vi ha ricevuto una formazione culturale moderna: E' questa che chiede un'indipendenza che potrebbe essere ottenuta con una guerra spietata alla Cina e potrebbe essere innestata dal reclutamento di giovani guerriglieri in India -segnali "terroristici" in questo senso ci sono già stati- . Erano proprio dissennati i governanti cinesi che ritenevano che l'attacco alla Serbia, motivato dalla difesa dei "diritti umani" in Kosovo, fosse in effetti la prova generale di un attacco alla Cina?
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- Farebbe bene l'architetto Giuffrè a riflettere sulle iniziative che intraprende senza una reale visione storico-culturale, poichè si rende, suo malgrado, partecipe ad una indegna campagna di demonizzazione della Repubblica Popolare Cinese. Questa "tre giorni per salvare il Tibet" puzza notevolmente di marcio. La creazione di un "parco" della meditazione è alquanto bizzarra, vista "l'alta percentuale" di praticanti buddhisti a Reggio Calabria. Forse servirebbe all'architetto un pò di meditazione; ma per questo basterà casa sua. Forse è malafede ; oppure ignoranza (voglio essere benevolo) ma poichè non si riesce a distinguere la differenza tra il buddhismo e la sua forma" degradata", come riferisce la Pischel e non solo lei, il buddhismo tantrico, che tutto è meno che pacifista (vedi l'appoggio dato a Bush in Irak, i rapporti che il sant'uomo ha avuto con criminali di guerra nazisti, l'SS Beger fu anche suo consigliere personale, l'amicizia con Pinochet e con il neonazista giapponese Shoko Asahara responsabile dell'attacco con il gas nella metropolitana di Tokio). Ma soprattutto è una religione che ha tenuto il Tibet sotto il tallone della teocrazia, lo schiavismo e il servaggio di massa. "Abominevoli" sono questi personaggi occidentali,  cultori del pensiero unico, prostrati dinanzi a un Dio-Re impegnato a erigere uno stato che si basa sulle purezza  etnica e religiosa. Quest'occidente che si atteggia a santa sede della religione dei diritti umani e non ha speso una sola parola sui progrom anticinesi che il 14 marzo a Lhasa sono costati la vita a civili innocenti compresi vecchi, donne e bambini (5 giovani commesse di un negozio bruciate vive dai "sostenitori" non violenti del Dalai Lama). Alla fine dell'ottocento, all'ingresso delle concessioni occidentali in Cina era bene in vista il cartello:-vietato l'ingresso ai cani e ai cinesi-. Questo cartello non è dileguato, ha solo subito qualche variante, come dimostra la campagna per sabotare o sminuire in qualche modo le Olimpiadi di Pechino: -vietate le Olimpiadi ai cani e ai cinesi-. La crociata anticinese in corso è in piena continuità con una lunga e infame tradizione imperialista e razzista.

miss tibetConsiglio per tutti una buona lettura di "sette anni in Tibet" scritto da Heinrich Harrer (Mondadori, oscar bestsellers,1999). Il libro ha carattere di semi-ufficialità poichè si conclude con un "messaggio" in cui il Dalai Lama esprime la sua gratitudine all'autore. Harrer era un nazista austriaco e inviato da Hitler in Tibet per ricercare la purezza della "razza" ariana.

tibet_india
(foto scattata a Nuova Delhi: contro la Cina, per la causa tibetana, marzo 2008 (Fonte: ANSA )
"...Nel Tibet i lama rossi della setta Bon avevano adottato una svastica con segmenti a senso inverso da sinistra a destra.
Nella foto, i rebbi sono destrogiri esattamente come nella svastica nazista, la svastica è nera su campo bianco, e c'è il sottile bordo rosso, ancora esattamente come nella svastica nazista.
I rebbi che ruotano verso sinistra, come nel caso della svastica delle religioni asiatiche, rappresentano il ciclo della vita. Puntati a destra, come nella svastica nazista, significano l'annullamento della vita..." (C. Carpinelli)

Lo scrittore-nazista intraprende il suo viaggio nel 1939 e nel momento in cui incontra il Dio-Re subito lo celebra come membro della "superiore razza bianca". Ben diversamente si atteggiano i cinesi, nemici mortali dell'occidente archeologidihimmler.bmp . Non c'è dubbio: la denuncia del "pericolo giallo" è il filo conduttore del libro che ha ispirato la leggenda hollywoodiana del Dalai Lama. 

Altri libri da leggere:

Archeologi di Himmler di Marco Zagni.

Hitler e il nazismo magico (Rizzoli)   

La crociata di Himmler: la spedizione in Tibet del 1938- di Hale Cristopher- (Garzanti2006).

Ed infine alcuni siti:

http://www.centrostudilaruna.it/sstibet.htm      http://www.newspiritualbible.com/index2   

oltre al sito ufficiale delle comunità ebraiche:
     http://www.ucei.it/uceinforma/rassegnastampa/2006/marzo/corriere/030306asp;

Buona lettura a tutti!
  

Postato da: Ficarazza a 12/06/2008 15:36 | link | commenti (2)
politica, tibet, dalai lama, nazisti, falsità, adn kronos