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venerdì, 31 ottobre 2008

Riporto un post dal sito di Beppe Grillo. Non sto a discutere la "statura" personaggio e le sue idee, condivisibili o meno, non faccio fatica a dire che i leader o presunti tali non mi sono mai piaciuti, ma è indicativo del modo in cui i media, nello specifico i giornali, trattano le notizie, le manipolano per controllare/indirizzare i voti e le opinioni


Oggi a Bologna, secondo la stampa di regime (quindi quasi tutta) sono stato oggetto di violente contestazioni.
Il video dei ragazzi del Meet Up che erano con me fa luce sugli insulti e le percosse che ho ricevuto. Belin, se a Bologna mi trattano così ci vado a ad abitare per sempre. Loro non molleranno mai, noi neppure.

Leggete le barzellette dei giornalisti di regime e informateli dell'avvenuto con una mail:

- Il Tempo: "E Beppe Grillo si infila nel corteo: contestato due volte" - Scrivi
- Il Resto del Carlino: "Beppe Grillo contestato dal corteo 'Non vogliamo primedonne'" - Scrivi
- Panorama: "Scuola in sciopero: gli anti Gelmini fischiano anche Grillo" - Scrivi
- Corriere della Sera: "Beppe Grillo contestato dai manifestanti: «Non vogliamo primedonne». E lui: «Cercate i poliziotti finti»" - Scrivi
- Il Giornale: "Grillo prova a infilarsi nel corteo: lo buttano fuori a suon di «vaffa»" - Scrivi
- La Repubblica: "Grillo fischiato dagli studenti: 'Buffone, buffone'" - Scrivi
- AdnKronos: "Scuola, Grillo a corteo a Bologna: qualche contestazione" - Scrivi


Grillo a Bologna




E qui abbiamo un bei video che dimostrano come la "scuola Cossiga"  sia stata applicata e  togliere i (pochi) dubbi, se mai ce ne fossero mai stati,  visto che Genova niente ha insegnato, su come il governo menta riferendo in Parlamento e come vogliono distruggere un moto di contestazione nato dal basso e senza appoggio di partiti, nella speranza  che resti così





NOTARE IL MINUTO 5:38...la polizia guarda gli scontri DIETRO i fascisti in azione, NOTARE IL MINUTO 7:16  "levati francesco", aggiungiamoci questo servizio di Curzio Maltese su Repubblica con dichiarazioni di numerosi "visionari" ed il quadro è completo.



AVEVA l'aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo dè Fiori colmo di gente. Certo, c'era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico. "Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane" sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un'onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo dè Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano "Duce, duce". "La scuola è bonificata". Dicono di essere studenti del Blocco Studentesco, un piccolo movimento di destra. Hanno fra i venti e i trent'anni, ma quello che ha l'aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. Un'altra carica colpisce un gruppo di liceali del Virgilio, del liceo artistico De Chirico e dell'università di Roma Tre. Un ragazzino di un istituto tecnico, Alessandro, viene colpito alla testa, cade e gli tirano calci. "Basta, basta, andiamo dalla polizia!" dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. "Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!" protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: "E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!". Il funzionario urla: "Impara l'educazione, bambina!". La professoressa incalza: "Fate il vostro mestiere, fermate i violenti". Risposta del funzionario: "Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra". C'è un'insurrezione del drappello: "Di sinistra? Con le svastiche?". La professoressa coi capelli bianchi esibisce un grande crocifisso che porta al collo: "Io sono cattolica. Insegno da 32 anni e non ho mai visto un'azione di violenza da parte dei miei studenti. C'è gente con le spranghe che picchia ragazzi indifesi. Che c'entra se sono di destra o di sinistra? È un reato e voi dovete intervenire". Il funzionario nel frattempo ha adocchiato una telecamera e il taccuino: "Io non ho mai detto: quelli sono di sinistra". Monica, studentessa di Roma Tre: "Ma l'hanno appena sentito tutti! Chi crede d'essere, Berlusconi?". "Lo vede come rispondono?" mi dice Laura, di Economia. "Vogliono fare passare l'equazione studenti uguali facinorosi di sinistra". La professoressa si chiama Rosa Raciti, insegna al liceo artistico De Chirico, è angosciata: "Mi sento responsabile. Non volevo venire, poi gli studenti mi hanno chiesto di accompagnarli. Massì, ho detto scherzando, che voi non sapete nemmeno dov'è il Senato. Mi sembravano una buona cosa, finalmente parlano di problemi seri. Molti non erano mai stati in una manifestazione, mi sembrava un battesimo civile. Altro che civile! Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto". Alle undici e tre quarti partono altre urla davanti al Senato. Sta uscendo Francesco Cossiga. "È contento, eh?" gli urla in faccia un anziano professore. Lunedì scorso, il presidente emerito aveva dato la linea, in un intervista al Quotidiano Nazionale: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno (...) Infiltrare il movimento con agenti pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto della polizia. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti all'ospedale. Picchiare a sangue, tutti, anche i docenti che li fomentano. Magari non gli anziani, ma le maestre ragazzine sì". È quasi mezzogiorno, una ventina di caschi neri rimane isolata dagli altri, negli scontri. Per riunirsi ai camerati compie un'azione singolare, esce dal lato di piazza Navona, attraversa bastoni alla mano il cordone di polizia, indisturbato, e rientra in piazza da via Agonale. Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati". Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: "Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!". L'altro risponde: "Allora si va in piazza a proteggere i nostri?". "Sì, ma non subito". Passa il vice questore: "Poche chiacchiere, giù le visiere!". Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s'affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l'assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. Un gruppo di studenti s'avvicina ai poliziotti per chiedere ragione dello strano comportamento. Hanno le braccia alzate, non hanno né caschi né bottiglie. Il primo studente, Stefano, uno dell'Onda di scienze politiche, viene colpito con una manganellata alla nuca (finirà in ospedale) e la pacifica protesta si ritrae. A mezzogiorno e mezzo sul campo di battaglia sono rimasti due ragazzini con la testa fra le mani, sporche di sangue, sedie sfasciate, un tavolino zoppo e un grande Pinocchio di legno senza più una gamba, preso dalla vetrina di un negozio di giocattoli e usato come arma. Duccio, uno studente di Fisica che ho conosciuto all'occupazione, s'aggira teso alla ricerca del fratello più piccolo. "Mi sa che è finita, oggi è finita. E se non oggi, domani. Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo".

Qualche medaglia, oppure  una bella promozione come si usa in Italia per chi delinque (leggasi parlamentari), la meritano questi poliziotti, ma un consiglio vorrei darlo,  la prossima volta levatevi dalle palle perchè le manifestazioni vengono meglio senza di voi.

Postato da: Reolix a 31/10/2008 20:01 | link | commenti
etica, scuola, sicurezza, antifascismo, democrazia, fascismo, guerriglia, scontri, fascisti, porcate, azione giovani, disobbedienza, leccaculo, movimento studentesco, libertà informazione, disinformazione ministeriale, polizia fascista

mercoledì, 02 luglio 2008

Comunicato RSI
Ma... o sindicu i Rriggiu, sti pinzeri,  'nci venunu i botta o si sturìa a notti!?

                                                                                                                                                                                                     

Postato da: Ficarazza a 02/07/2008 22:53 | link | commenti (1)
antifascismo, alleanza nazionale, fascisti, opposizione, azione giovani, scopelliti

lunedì, 30 giugno 2008

La memoria

Con queste foto di partigiani giustiziati, catturati, torturati, vogliamo ricordare a chi non ha più memoria, che il fascismo è stato morte e violenza, stragi e terrore e chi l'ha combattuto non ha dimenticato.


aldo galareti fucilato dalle brigate nerepartigiani8


partigiani 9
piemonte 44 partigiano torturato e fucilato                
       



                                     

foto di partigianiferruccio nazionale impiccato x maspartigiani5











bruno viola e i suoi partigiani fucilati




partigiani7

udine 1944 10 partigiani impiccatimonferrato casalese luigi briganti fucilato



















   
                                                                                              

Postato da: Ficarazza a 30/06/2008 21:52 | link | commenti
memoria, antifascismo, libertà, partigiani

    SCOPELLITI-SINDACO-DI-REGGI         
   La "parcondicio" del 
               sindaco di 
         Reggio Calabria

C'erano tutti gli "ex ragazzi di Almirante" al tempietto. Luigi Tuccio presidente provinciale di AN, Salvatore Tatarella repubblichino e oggi europarlamentare, domenico Calabrò promotore di una via ad Almirante in quella di Roma, e Scopelliti sindaco di Reggio che promette una via ad Almirante e una a Berlinguer. Il sindaco pensa così di addolcire la pillola applicando la "parcondicio" per non sembrare quello che è: un fascista! Non vogliamo e lo ribadiamo con forza, una via o una piazza al fucilatore di partigiani al soldo delle truppe di occupazione nazifasciste! Aver vinto le elezioni burla non vi autorizzano a prendere decisioni che non spettano a voi. Il Comune, la città non è "cosavostra". Siete stati eletti per amministrare e gestire la Pubblica Amministrazione; bene possibilmente! Queste decisioni spettano ai cittadini, a tutti i cittadini. E' offensivo e immorale dedicare una via ad un traditore del Paese, schieratosi con le truppe naziste. Cosa direbbero i soldati italiani fucilati dai nazisti a Cefalonia? E che dire dell'odio razziale vomitato dalla rivista fascista "La difesa della razza" di cui il grande uomo  fu collaboratore per 5 anni? E che dire della condanna per favoreggiamento nella strage di  Peteano dove persero la vita tre carabinieri?
Possiamo dimenticare il manifesto che prometteva la fucilazione alla schiena per chi non si arruolava nelle truppe della repubblica di Salò? Da oggi per noi antifascisti di Reggio sarà 25 aprile ogni giorno! La resistenza continua!
                                 segue comunicato
la resistenza continua
                                               

Postato da: Ficarazza a 30/06/2008 14:54 | link | commenti
politica, antifascismo, democrazia, parcondicio, ignoranza, alleanza nazionale, fascisti, almirante, cefalonia